

La visita del Presidente Marcello Nicchi
di Salvatore Consoli

Non poteva iniziare meglio la stagione sportiva
per gli arbitri catanesi, che venerdì 24 scorso si sono riuniti
negli storici locali di piazza Cavour, nella Sezione “Diego
Garofalo”, ospitando il massimo dirigente dell’A.I.A. Marcello
Nicchi. Il Presidente etneo Pietro Giallanza lo ha presentato alla
platea gremita soprattutto di giovani associati.
Alla serata hanno preso parte inoltre, il presidente del CRA Sicilia
Rosario D’Anna, recentemente gratificato con il premio Nazionale
Presidenza AIA per il Dirigente arbitrale particolarmente distintosi
nel corso della scorsa stagione sportiva, con al seguito il
componente Giuseppe Raciti e il referente della Rivista “L’arbitro”
Rodolfo Puglisi, nonché i delegati Provinciali della F.I.G.C. di
Catania ed Enna, rispettivamente Carmelo Pergolizzi e Salvatore
Marano.
Giallanza, dopo aver presentato gli ospiti, con un pizzico
d’orgoglio, ha colto l’occasione per presentare a Nicchi la sua
“Argenteria” (il gruppo Arbitri e Assistenti appartenenti alla CAN
Pro – ndr), nella speranza che a distanza di oltre quarant’anni a
Catania possa ritornare a realizzarsi un sogno (l’ultimo arbitro CAN
fu Domenico Tempio negli anni 60 – ndr).
La serata ha avuto anche un piacevole prologo con la consegna dei
riconoscimenti per le promozioni ottenute la scorsa stagione, che
gli arbitri hanno avuto l’onore di ricevere direttamente dal
Presidente Nicchi. “Bello iniziare una stagione con una premiazione.
Quale migliore stimolo per sè e per i colleghi. Motivo di
soddisfazione anche per me – dice Nicchi – che sono l’ex arbitro che
ha l’onere, il dovere e l’impegno di rappresentare una Associazione
che sta diventando bella e che nessuno si può permettere di
sciupare, almeno fino a quando ci sarà il sottoscritto” . Il
Presidente Nazionale durante la sua chiacchierata con gli arbitri
catanesi, si sofferma spesso sulla parola rispetto e lo fa a grandi
linee. Rispetto agli arbitri, dovuto, da parte di tutte le
componenti del mondo calcio. Ma nel contempo il rispetto delle
regole da parte degli associati, fondamentale per rimanere in questa
grande famiglia, che il dirigente aretino definisce un’AIA senza
gradi, un mondo semplice, che della meritocrazia e della trasparenza
fa il suo punto di forza. “Sicuramente c’è tanto da lavorare, ma è
fuor di dubbio – dice Nicchi - che quella della trasparenza è una
battaglia vinta”. L’ex internazionale anche in riferimento agli
ultimi fatti accaduti torna sul rispetto della figura dell’arbitro.
“Bisogna finirla con questo massacro psicologico che si ripercuote
anche sulle nostre famiglie. Noi vorremmo far sapere chi siamo, cosa
facciamo, ma ci accorgiamo che nei nostri confronti non c’è la ben
che minima gratificazione. Dobbiamo lavorare per cambiare questa
cultura”. Gli fa subito eco il Presidente catanese Giallanza, che lo
interrompe per rivolgere un pensiero al collega Russo di Nola,
oggetto di tanta attenzione mediatica, che viene accompagnato da un
lungo, caloroso e scrosciante applauso da parte degli associati
etnei. Un passaggio toccante, a dimostrazione che questa grande
famiglia, rimane sempre unita e compatta soprattutto nei momenti più
difficili. In realtà qualcosa si sta cominciando a muovere e,
infatti, Nicchi evidenzia come la decisione della RAI di mettere “al
bando” la moviola durante i propri programmi sportivi dedicati al
calcio, sia una profonda svolta culturale. Molto meglio, dunque,
parlare di tattiche, di schemi, di gesti atletici, invece che
vivisezionare, da numerose angolature e per tanti minuti,
esclusivamente un episodio di un presunto errore arbitrale. E’
invece opportuno utilizzare il mezzo televisivo a scopi didattici –
sostiene il Presidente dell’AIA, per capire meglio determinati
episodi e trovare le possibili soluzioni. “quella che si vede dopo è
un’altra partita, una finta partita”. Nel finale il Presidente tocca
un altro tasto, altrettanto importante e delicato, la violenza, che
definisce un fatto sociale preoccupante, una battaglia dura e non
semplice. “Se mi riferiscono che hanno picchiato un giovane arbitro
- dice Nicchi - io divento triste. L’arbitro ha il diritto di
sbagliare e tutti hanno il dovere di rispettarlo”.
Ancora un lungo applauso dalla platea giunge quando Nicchi riceve
dalle mani di Giallanza, a ricordo della sua venuta, un piccolo
elefante simbolo della città. “Grazie per il vostro affetto, siate
semplici, ma orgogliosi di appartenere a questa grande famiglia”.
Nella foto il “Gruppo Can Pro Catanese” con Nicchi: da sinistra
Magno, Santoro, Lo Castro, Messina, Giallanza e Tudisco
Supplemento on-line della rivista
(aut. Tribunale di Roma n. 499 del 01/09/1989)